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[Next stop, heaven]

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E se le chiedessi come si chiama?
- Non puoi.
Potrei sedermi di fianco a lei, fare finta di guardare dal finestrino.
- Nemmeno.
Una domanda sbadata sugli appunti, sulla tappezzeria. Sui capelli rossi.
- Lascia perdere.
Perchè non mi lasci provare?
- Perchè tutto questo non c’è scritto nel copione. E tu sei un tecnico. Piuttosto, aggiusta le luci, quel riflesso sulla destra non mi piace.

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“What a foolishness. No one will never see this painting.”

[Monna Lisa said, 1500 a.D. circa]

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Erano bloccati.

Avevano cercato intimità in periferia,  salendo in auto per una strada alberata e stretta, nella nebbia fitta.

Adesso erano bloccati in un autunno  di campagna. Lei aveva bevuto e in curva la macchina era scivolata oltre il ciglio. Le ruote giravano inutili nel fango fresco notturno. Tornarono a piedi.

Scesero a valle tra luci fredde lontane. A tenerli compagnia nel buio assoluto, il latrare dei cani e la disapprovazione di lui, che perse tutto il fascino dell’irreale. Lei invece, chiudeva gli occhi, parlava e temeva, respirava la nebbia, il silenzio e la notte con infinita meraviglia.

All’indomani, c’era una vecchia valigia quadrata, aperta.  

Nel fango fresco.

[cronache di vita vera]