E se le chiedessi come si chiama?
- Non puoi.
Potrei sedermi di fianco a lei, fare finta di guardare dal finestrino.
- Nemmeno.
Una domanda sbadata sugli appunti, sulla tappezzeria. Sui capelli rossi.
- Lascia perdere.
Perchè non mi lasci provare?
- Perchè tutto questo non c’è scritto nel copione. E tu sei un tecnico. Piuttosto, aggiusta le luci, quel riflesso sulla destra non mi piace.
Erano bloccati.
Avevano cercato intimità in periferia, salendo in auto per una strada alberata e stretta, nella nebbia fitta.
Adesso erano bloccati in un autunno di campagna. Lei aveva bevuto e in curva la macchina era scivolata oltre il ciglio. Le ruote giravano inutili nel fango fresco notturno. Tornarono a piedi.
Scesero a valle tra luci fredde lontane. A tenerli compagnia nel buio assoluto, il latrare dei cani e la disapprovazione di lui, che perse tutto il fascino dell’irreale. Lei invece, chiudeva gli occhi, parlava e temeva, respirava la nebbia, il silenzio e la notte con infinita meraviglia.
All’indomani, c’era una vecchia valigia quadrata, aperta.
Nel fango fresco.
[cronache di vita vera]